Storia di Johnny

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Tutti correvano frenetici, fra pantaloni, magliette, dentifrici deodoranti e ciabatte. Nessuno si era neanche immaginato una tale eventualità. La famiglia Lucini non se l’aspettava proprio di vincere due settimane di vacanze negli Stati Uniti. Era stata la previdente mamma Elena ad iscriversi al concorso dello show del sabato sera. E pensate un po’! La bionda presentatrice fece estrarre dai suoi “boys” proprio il numero del biglietto della famiglia Lucini! Papà Roberto era incredulo. Zia Silvia e zio Gianluca si guardavano esterrefatti. Nonna Nidia saltava e ballava dalla gioia. I piccoli Marco e Daria con i cuginetti Andrea e Gessica correvano da una parte all’altra della casa come trottole impazzite.

Ognuno era straordinariamente impegnato a rovistare tra le sue cose per cercare con lo sguardo qualcosa che poteva portare con sé in questo favoloso viaggio. E già immaginavano di passeggiare sulla Fifth Avenue tra la calca dei newyorchesi che biascicavano parole poco comprensibili nei loro vari slang, accecati dai colori delle sfavillanti insegne di Manhattan. Oppure mentre bagnati fradici si godevano la maestosa vista delle cascate del Niagara un po’ spaventati dal rombo di quelle masse d’acque che dall’alto cadevano giù. E mentre sognavano ad occhi aperti…..intervenne il loro vicino di casa, Nicola il secco, che si era autoinvitato al viaggio, avvertendo la famiglia Lucini che l’aereo stava per partire. Bisognava sbrigarsi! Non c’è tempo! Così tutti partirono in tutta fretta. Tutti tranne uno. Qualcuno penserà ad Emilio e invece no. Si trattava del fido cagnolino Johnny il quale con la sua presenza affettuosa e la sua gioiosità aveva allietato tante giornate dei Lucini e, si può dire che, in qualche modo, era stato come un secondo padre o una baby-sitter per tutti bambini della famiglia che erano cresciuti sani e sereni grazie appunto a tutte le sue coccole. Il povero Johnny non capì molto di quello che era successo. Capì soltanto che tutti erano andati via e lui era rimasto solo. Atterrati al JFK di New York, la famiglia Lucini visitò dapprima Manhattan poi Washington con tutti i suoi monumenti nonché le cascate del Niagara. L’agenzia di viaggi si chiamava “META” ed era veramente fantastica. Era molto ben organizzata ed offriva tanti Meta-programmi di vacanze in cui perdersi. Dopo il Niagara si spostarono verso Las Vegas con tutte le sue luci e dopo a Los Angeles con le sue palme. Non potevano non vedersi il Grand Canyon con quei paesaggi aridi un po’ inquietanti e proprio lì, immersi nei silenzi di quelle rocce scavate dalle acque, la piccola Daria si chiese: “Ehi! Ma dove sarà ora Johnny?”, “E’ vero, dove sarà Johnny?” si chiese anche il piccolo Marco. “Porca miseria! Ce lo siamo dimenticati a casa!” disse mamma Elena. “Chissà che starà facendo?” si chiesero tutti un po’ tristi. Intanto il povero Johnny non sapeva cosa fare. Era rimasto solo e non capiva il perché. Erano passati tre giorni e Johnny aveva una fame da lupi ma non sapeva dove andare a trovarsi il cibo. Era cresciuto da cucciolotto in casa Lucini e gli avevano sempre dato da mangiare, non era abituato a procurarsi da mangiare. E poi era così abituato a stare in compagnia dei bambini che non capiva perché a un certo punto si trovava così solo senza nessuno con cui giocare. Un senso di nostalgia, di malinconia e di tristezza si stava impossessando di Johnny e questo lo indeboliva sempre di più. Intanto, sull’aereo partito dagli USA tutti i familiari erano un po’ ansiosi di sapere se avrebbero ritrovato Johnny ancora a casa. “Chissà se sarà rimasto a casa? Come si sarà procurato il cibo?” si chiese mamma Elena. “Qualche vicino gli avrà dato da mangiare” pensò zio Gianluca. L’aereo della US AIRWAYS atterrò a Fiumicino. Tutti salirono rapidamente sulle macchine per tornare prontamente a casa nella speranza di ritrovare l’amato Johnny. Arrivati a casa tutti si precipitarono a cercare il cagnolino. Lo trovarono steso sul tappetino proprio davanti all’ingresso. Johnny non ce l’aveva fatta. Non vedendo più i suoi cari, non udendoimages5o le voci chiassose dei bimbi e le loro carezze si era sentito sempre più solo e si abbandonò alla desolazione del vuoto che sentiva dentro di sè. Giorno per giorno si lasciò consumare dalla tristezza fino alla fine.  Mentre stai leggendo queste poche righe e guardi la foto stando seduto sulla sedia davanti al computer e stai spostando il mouse per la fretta di finire questo post allora puoi essere sempre più consapevole che la storia di Johnny potrebbe diventare anche la tua storia.

13 Responses to “Storia di Johnny”


  1. 1 LISA novembre 11, 2008 alle 12:55 pm

    Cavolo Zancarlo….. troppo tosta così….!!

  2. 2 giancarlo novembre 11, 2008 alle 2:59 pm

    ciao lisa, intanto grazie per il commento. Cosa intendi con “troppo tosta così?”
    Che significato gli dai?
    Giusto per sapere se devo dirti un altro grazie oppure un prego.
    ciao
    zank

  3. 3 astridmorganne novembre 11, 2008 alle 5:15 pm

    non è che “puo”, è cosi.

    in qualche modo, stiamo tutti aspettando il “cibo” che qualcuno al di fuori di noi stessi, ci da. E non pensare che sia cosi, è solo un illusione.
    Per rendersene conto: chiudetevi un anno senza abbracciare nessuno di chi amate, senza vederle, senza sentirle. Anzi, peggio, pensato che non ci sono piu, che sono morti.

    Questo è la realtà. Noi esistiamo anche perché qualcuno ci pensa.

    un bacio a tutti🙂
    astrid

  4. 4 giancarlo novembre 12, 2008 alle 12:59 am

    Grazie Astrid per il tuo commento. La tua frase “Noi esistiamo anche perché qualcuno ci pensa” mi ha fatto riflettere. Confermo in parte la tua osservazione in quanto ritengo che certamente la nostra esistenza sarebbe diversa se non ci fosse qualcuno che ci pensa e tuttavia credo che non per questo non esisteremmo. Quindi cambierei la tua frase nella seguente: “Noi esistiamo comunque ma esistiamo in un certo modo perchè qualcuno ci pensa.”
    Es-tu d’accord?

  5. 5 Gian novembre 12, 2008 alle 10:52 am

    Siamo un po’ Foscoliani, o almeno a me storia e commenti ricordano “le corrispondenze di amorosi sensi”

  6. 6 giancarlo novembre 12, 2008 alle 1:57 pm

    Ti giuro che non le ho mai lette. La storia é tutta farina del mio sacco……..esperienze vissute………..un po’……romanzate.
    A volte vado in Stato di g…(?!!???)a modo mio….

  7. 7 LISA novembre 12, 2008 alle 3:28 pm

    Ciao a tutti…. Giancarlo quando ti ho scritto troppo tosta così, intendevo per la durezza della fine di Johnny…ma questo l’avrai capito…
    Certo ognuno di noi vive ANCHE di sorrisi emozioni e pensieri degli altri (io stessa sono la prima a volerli ed ad averne bisono) ma purtroppo la vita a volte riserva brutte sorprese e qualcuno per strada ti perde e si dimentica anche se solo in parte di te…. Johnny non aveva alternative purtroppo è un essere non in grado di arrangiarsi (in cattività), dipende dagli uomini ma noi non siamo nella stessa situazione, dipendiamo solo da noi stessi, abbiamo molte alternative e siamo in grado di reagire e di andare oltre al dolore….magari pensando noi agli altri…sfamandoli noi….SORRIDENDOGLI noi…dovrebbe dar gioia anche solo questo….dovrebbe… poi capisco che sia davvero difficile accettarlo e comprenderlo.
    Illusioni? Puo’ essere ma mi piace di più pensarla così….
    un abbraccio a tutti.🙂

  8. 8 Gian novembre 12, 2008 alle 3:53 pm

    Stato di g…(?!!???) = Stato di Giancarlo

  9. 9 giancarlo novembre 13, 2008 alle 6:33 am

    Cara Lisa, sei carinissima. Le tue osservazioni sono, per quanto mi riguarda, perfettamente condivisibili e penso possano esserlo anche per chiunque sia dotato di un minimo di sensibilità. Mi auguro che tu continui a pensarla come la pensi (con qualche risorsa in più magari).
    Mi sembra utile, per chiarezza ed onestà, farti presente che il mio post é nato da una esigenza di sfogo personale, una sorta di “vendetta in metafora” con chiari riferimenti a cose e persone, un esercizio pseudo-letterario con un intento “provocatorio” (in senso buono ovviamente) per suscitare in qualche modo delle emozioni da condividere costruttivamente con gli altri. Se in questo sono riuscito mi posso ritenere soddisfatto. Se non sono riuscito, pazienza. La mia bolla dei 4 poteri mi protegge e mi sostiene. In effetti, ti confesso, mi aspettavo maggiore partecipazione diretta.
    Ma va bene lo stesso.
    Ciao
    Giancarlo

  10. 10 giancarlo novembre 13, 2008 alle 6:36 am

    Gian, la tua equazione potrebbe anche essere vera ma…….bisogna dimostrarla!

  11. 11 LISA novembre 13, 2008 alle 1:17 pm

    Caro Giancarlo,
    avevo colto perfettamente la tua metafora sull'”abbandono” ma sono voluta andare oltre… !!😉 !! Un abbraccio!!!

  12. 12 astridmorganne novembre 13, 2008 alle 7:55 pm

    Io penso che è bello pensare che c’è la possiamo fare da soli, auto-illusionarsi di non vivere nella stessa situazione, di reagire e di andare “oltre al dolore”….anche se…io mi chiedo, ma il dolore, sappiamo cos’è? Io dico…non la solita cosa, si si…tragico, muore un genitore (e giu lacrime di dolore per mesi, o forse anche anni), un amico caro finisce in carozzella, che male…o qualche altra tragedia….uno perde soldi e lavoro, e si ritrova a vivere in strada (come se è mai capitato ad uno di noi…).

    Io penso che il dolore va vissuto, non immaginato.
    Penso che sia troppo facile pensare di potere cavarcela quando siamo tranquillamente seduti a casa al caldo, nei nostri divani di lana caschmire, la pancia piena di cibo delizioso.
    Non dimentichiamo che i 90% del pianete se la spassa meno bene di noi….
    Penso che sia troppo facile versare una lacrime di dolore quando pensiamo di vivere un dolore che alla fine è naturale (penso alla morte di una persona cara)e penso che chiunque di noi, strappato della sua zona comfort, sarebbe completamente spaesato, perso, confuso, impaurito.
    Questo sapete perché? Perché siamo essere umani.
    Perché siamo anche un cervello rettiliano.
    Perché siamo deboli, siamo mentalmente instabili perché siamo incapace di capire come funzioniamo e siamo completamente ancora in ballia ai i nostri piccoli ormoni (figuriamoci ai nostri sistemi neurali).

    Nascondercelo non aiuta di certo. Piace a voi vivere nell’illusione quanto me. Se siamo in uno stato di trance tutto il giorno, c’è anche per questo un perché: perché una parte di noi sa benissimo che c’è la raccontiamo.🙂

    Un bacio caloroso a tutti🙂
    astrid

    ps. sono in Meta-programma “peggiore scenario”…si vede, no?😀

  13. 13 niklugano novembre 19, 2008 alle 3:57 pm

    ….e stai spostando il mouse per la fretta di finire questo post ….

    aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhh mi hai beccato,riesci a fare le letture della mente anche a distanza????


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