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Riflessioni dall’Asia 2 – Dedicato a chi crede che non ci sia bisogno di essere ricchi e potenti per cambiare il mondo

Nathan Winograd non è un’autorità, non è ha capo di nulla, e non ha il potere obbligare le persone a fare quello che vuole lui.
Dovete sapere che negli Stati Uniti ogni anno circa 5 milioni, si 5.000.000, di cani e gatti in perfetta salute vengono soppressi (uccisi) in canili e gattili.
Nathan era un semplice accalappiacani nello stato di New York che lavorava in un ricovero per animali con un budget in rosso ed uno staff abituato alla vecchia maniera, ossia quello di sopprimere gli animali.
Nathan fin dal primo giorno di lavoro si rifiutò sistematicamente di uccidere gli animali sotto la sua custodia. E ne parlava attivamente anche con lo staff, tanto che dopo qualche mese metà dello staff se ne era andato.
Nathan si rese conto che aveva bisogno di creare un movimento, una tribù, e quindi decise di rivolgersi direttamente alla gente, a gente che aveva voglia di ascoltare la sua storia e che avevano voglia di seguirlo.
In meno di un anno furono pubblicati 400 articoli sul suo ricovero per animali, arrivarono donazioni insieme a circa 200 volontari.
In un settore dove al massimo vengono adottati il 20% degli animali presenti nel ricovero, il ricovero di Nathan riusciva a far adottare circa l’85% degli animali. E Nathan non si fermò allo Stato di New York, riuscì a fare la stessa cosa in Virginia e poi di nuovo in Nevada.
Ed ogni volta senza avere nè denaro nè potere, ma semplicemente leadership o spirito d’iniziativa.
(Tratto da Tribes di S. Godin)

E visto che non servono nè soldi nè potere, quali tribù la fuori stanno solo aspettando che TU le guidi?
Nicola
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Riflessioni dall’Asia 1 – Le tre R: Reagire, Rispondere, Realizzare

Carissimi ricercatori e ricercatrici de L’UCE,

Era da qualche giorno che riflettevo su questa “iniziativa” e finalmente l’ho messa in atto.
Qui a Phuket mi sono portato 10 libri che intendo completare come lettura e studio prima del nostro rientro in aprile.
Mentre leggo trovo spunti, idee, intuizioni che ho pensato di condividere con persone che conosco, che so interessate alla materia, su un cammino e che ammiro e stimo ed alle quali voglio bene. Sto parlando di voi ricercatori de L’UCE primo e secondo anno.
Quindi da oggi in avanti, con cadenza variabile, magari 2-3 post in un giorno e poi silenzio per qualche giorno e poi di nuovo post, condividerò con voi le cose nuove che vado man mano trovando, realizzando e intuendo in questa lettura dei prossimi mesi.
Mi farà piacere se troverete qualcosa di interessante o utile o valido di farmelo sapere anche con i commenti al post.

La prima cosa che desidero condividere è un passo tratto da Tribes di Seth Godin che mi ha riportato in chiave nuova qualcosa che già conoscevo.

“La cosa più facile è reagire. La cosa più facile subito dopo è rispondere. Ma la cosa più difficile è realizzare (n.d.t. nel testo il termine è ”to initiate“, letteralmente iniziare, io l’ho tradotto con realizzare, così posso parlare delle 3R: è più facile da ricordare e più comodo da portare in giro perchè 1 numero e 1 lettera pesano meno di 27 lettere).
Reagire, come dice Zig Ziglar (n.d.t. si chiama veramente così, che mattacchioni i suoi genitori), è quello che fa il corpo quando si prende la medicina sbagliata. Reagire è intuitivo ed istintivo e solitamente pericoloso. I manager (n.d.t. io leggerei ”molti manager“ giusto per non super-generalizzare) reagiscono.
Rispondere è un’alternativa di gran lunga migliore. Si risponde a stimoli esterni con azioni meditate. Le organizzazioni rispondono a minacce della concorrenza. Gli individui rispondono a colleghi od opportunità. Rispondere è sempre (n.d.t. leggerei ”spesso“, perchè se un camion ti sta investendo è meglio reagire e saltar via che rispondere meditando l’azione più adeguata mentre vieni trasformato in mayonese) meglio che reagire.
Ma entrambe queste possibilità impallidiscono di fronte al realizzare (iniziare). Realizzare è veramente non facile, ed è quello che fanno i leader. Vedono qualcosa che altri ignorano e ci saltano dentro. Causano eventi a cui altri devono reagire. Creano il cambiamento.”

Conoscevo già l’importanza e la differenza tra reagire e rispondere, e trovo intrigante aggiungere come terzo giocatore il realizzare (iniziare), forse perchè tra le altre cose mi ha portato ad iniziare questa serie di blog.

Alle vostre realizzazioni,
Nicola

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